BIANCA
Michele Apicella, un giovane professore di matematica, si stabilisce nella nuova casa romana, dove fa la conoscenza del vicinato, una coppia alle prese con la routine quotidiana ed un simpatico e maturo amante della vita.
Solitario, igienista, ossessivo, la sua passione nel tempo libero è l’osservazione dei comportamenti dei propri amici, in particolare delle coppie, di cui analizza e raccoglie meticolosamente i risultati in uno schedario.
Nel frattempo nel nuovo istituto dove va ad insegnare, fa la conoscenza di Bianca, professoressa di francese, con cui tenta una relazione sentimentale.
«Bianca è anzitutto il ritratto ridicolo e puntuale di un paranoico. Laddove un Woody Allen banalizza la descrizione delle nevrosi integrandola in un corpo sociale che può condividerla, Moretti la esacerba, la porta ad un punto realmente clinico. L’ossessione di Michele si traduce in “spionite” visiva acuta che va dal campo lungo (la sorveglianza dei vicini) al primissimo piano (la deliziosa gag delle stringhe delle scarpe il cui colore diverso non sfugge allo sguardo di Michele). E quando non è lo sguardo, è la parola, magari insistita. Domande pressanti, indiscrete, interrogatori intempestivi: spingendo al massimo il suo interventismo, Michele ha tutte le caratteristiche del Grande Inquisitore.»
Alain Philippon [Cahiers Du Cinéma n.382, 1986]
LA MESSA È FINITA
Don Giulio fa ritorno a Roma, dove è nato e cresciuto, per sostituire un prete che ha abbandonato l’abito talare e messo su famiglia. Giulio è molto contento di poter rivedere i propri cari, in particolare di riabbracciare la madre e la sorella, e gli amici di un tempo.
Si rende ben presto conto però che nonostante i suoi sforzi per rendersi utile e per dare suggerimenti, non riesce a risolvere i problemi che affliggono chi gli sta intorno, quasi che le sue risposte non potessero più essere di alcun aiuto.
L’infelicità che lo circonda, incrina le sue certezze.
Orso d’argento al Festival di Berlino 1985.
«La Messa è Finita costituisce un dittico – per ora – con Bianca. In entrambi i film Moretti va oltre il (forse apparente) autobiografismo delle opere precedenti. E, in entrambi, al centro è la figura di un educatore: in Bianca un professore, ne La Messa è Finita un sacerdote. Educatore, cioè moralista di professione: chi è chiamato, anche in una società laica come la nostra, ad andare oltre il punto di vista – nichilista – della registrazione degli avvenimenti senza dovere esprimere giudizi di valore. Poiché il nichilismo non è più il “demone” dostojewskiano, ed è invece entrato nella nostra vita quotidiana, sarà però in concreto piuttosto chiamato ad esprimere giudizi sulla diffusa perdita di valori.»
Renato Nicolini [Reporter. 26 novembre 1985]
(RI)VEDERE BIANCA E LA MESSA È FINITA
Del profano e poi del sacro, del dolore e della (ricerca di) redenzione, del futuro e del passato: il sasso lanciato (Bianca) e la mano nascosta, con pudore (La messa è finita).
Superati da poco i trent’anni, Nanni Moretti realizza due opere definibili facilmente come complementari, rovesci di un’unica palese e ossessiva perlustrazione della morale (personale e ambigua, sempre), o perlomeno di una centratura dell’ego che, a debita distanza, ci appaiono non solo come semplicemente iconiche (facile, comodo, funzionante, effettivo da dire) ma come film capaci di rendere immortali e variegate determinate sensazioni senza nome, lì nel chiaroscuro di un sarcasmo dolceamaro che mette insieme autocompiacimento e riservatezza, comicità pura e paura.
Con Bianca, Nanni Moretti fa entrare maggiormente il pop nei suoi universi grotteschi e nel suo protagonista, con scenari che accompagnano schegge fulminee, apparentemente sconnesse, luminosissime quanto turbate e irrequiete. Eco amplificato di Sogni d’oro, grida maggiormente la necessità di un’invenzione da abitare, per quanto spigolosa, raccontando l’indecisione e l’idiosincrasia di quanto il desiderio di trovare un proprio posto nell’esistenza si ritrovi sempre a scontrarsi con la brutalità delle proprie posizioni etiche, sociali, sentimentali. Stravaganza oscillante, Bianca è la narrazione dello stridere continuo tra il ridicolo e il dolce, il kitsch e pop, l’accettare e il detestare, le macchie di thriller e i colori di Luciano Tovoli.
Senza autoindulgenza alcuna, stringe tra i denti di un personalissimo smarrimento – legato a un autore e a un preciso momento storico – che, proprio in questa sua unicità, rimbomba adesso come senza tempo.
E se pensiamo che la concretezza sovraccarica stimoli che abitiamo oggi inizia, per molti versi, proprio in quel periodo, eccoci sempre qui: a spiare le vite degli altri attraverso una siepe mentre goffamente proviamo a copiarli, al contempo disprezzando e amando, criticando nelle minuzie, per poi abbuffarci di musica a tutto volume e cioccolata. È questa la forza di Bianca, film fatto di acuminate frecce visive, verbali e musicali, tra apparenti divagazioni, facendo a pezzi il mondo senza pretendere di capirlo, ma provando a cucirsene un po’ addosso. Come esplodendo a furia di guardarsi dentro.
Se il Michele Apicella di Bianca va là fuori, nel mondo, guardando quindi al futuro, il don Giulio de La messa è finita torna a casa, verso quello che dovrebbe essere un luogo familiare e di pace. invece, tutto è sgretolato. Amori rotti, amici dispersi, percorsi estranei, frammenti di gioventù sparpagliati. Tutto è più sommesso, arrotondato, morbido. Abbondano le inquadrature di spalle. Ancora una volta, si tratta di provare ad afferrare le vite degli altri e, in qualche modo, volerle adattare alla propria visione. E se in Bianca tutto era lontano e “troppo avanti”, In La messa è finita è tutto ormai indietro. Ma è sempre spazio cinematografico per lo sberleffo e l’ironia, l’ondeggiare ballando tra un momento di quiete e uno di disperazione, accettando che il mondo va avanti e tutti esistono anche senza la nostra rabbia, la nostra attenzione, le nostre battute.
BIANCA TRAILER
LA MESSA È FINITA
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BIANCA e LA MESSA È FINITA
di Nanni Moretti
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